Comunicazione efficace: I segreti

Per una comunicazione efficace ci sono dei segreti?

Comunichiamo tutti i giorni e praticamente tutto il giorno, non è una cosa normale, dobbiamo tendere verso la comunicazione efficace.
Comunicare è una attività molto semplice da fare, ma per niente facile.
Quando faccio questa affermazione spesso mi dicono: “se è semplice è anche facile” e invece no, non è facile perchè per farlo bene ci si deve impegnare e si devono mettere in pratica molte strategie.
Se attraversi tutti I giorni lo stesso parco, dopo un po’ ogni albero sembrerà sempre uguale, in realtà non è così! Come per il parco, così l’ambiente dove si sviulppa una relazione comunicativa è sempre diverso, e gli interlocutori anche se sono sempre quelli sono diversi dalla volta precedente, in quanto, le persone mutano molto velocemente il loro stato e quindi lo scenario cambia.

La comunicazione per l’uomo non ha solo funzioni di trasmissione di informazioni, di elemento che connette nei legami sociali, ma è fondamentale perché fonda e esprime l’identità personale e la rete di relazioni in cui è immerso. E’ come un gioco, in cui la posta è la definizione di sé.
La comunicazione produce e sostiene la definizione di sè e dell’altro, come se comunicando si dicesse:
–      Ecco come sono… come mi vedo… come mi presento…
e insieme però dice anche:
–      Ecco come ti vedo… come tu sei secondo me…
e ancora:
–      Ecco che tipo di relazione ci lega… o desidererei che ci legasse…
Questa definizione di sé, dell’altro e della relazione attraverso la comunicazione è continua e reciproca, la dobbiamo immaginare come un processo in continua evoluzione, dinamico.
La relazione è un sistema dove i comportamenti sono circolari: è impossibile stabilire la causa o l’effetto, ciò che viene prima o dopo: ogni comportamento comunicativo è insieme, azione e risposta a un altro comportamento.
La comunicazione è un’attività sociale, rappresenta le fondamenta dell’interazione sociale e delle relazioni interpersonali.
Per queste ragioni si comprende perché la comunicazione risulta essenziale per generare, alimentare e conservare il benessere psicologico dell’individuo, così come essa è alla base delle manifestazioni di sofferenza psicologica, leggere o gravi. Infatti esistono numerose forme di discomunicazione e di comunicazione patologica, caratterizzate da ambiguità, equivoci, paradossi…
Sarebbe importante, invece, comunicare efficacemente e entrare in contatto con l’altro.

Comunicazione efficace: con quali canali comunichiamo?

La comunicazione comprende il linguaggio, ma non è solo questo.
Comunichiamo attraverso il verbale (il linguaggio, le parole, il contenuto) che rappresenta solo il 7% della comunicazione. Se comunicando noi utilizzassimo solo il livello verbale, rischieremmo che le persone afferrino solo una percentuale minima di ciò che abbiamo detto.
Il 38% della comunicazione passa attraverso il canale paraverbale: tono della voce, timbro, ritmo, inflessione, volume, pause, velocità… Se vogliamo farci capire, è importante variare il tono della voce in base a ciò che stiamo esprimendo (altrimenti, nella migliore delle ipotesi, rischiamo la noia, se non l’addormentamento dell’interlocutore), si recepisce meglio e di più da una breve esperienza raccontata brevemente con enfasi e piena di sensazioni, che da una relazione di ore esposta con tono lineare.
Il 55% della comunicazione passa attraverso il canale non verbale, chiamato anche linguaggio del corpo: comprende i movimenti del corpo, del volto, degli occhi, l’atteggiamento, la prossemica, l’aspetto, la postura. I gesti che effettuiamo comunicando possono rappresentare: accompagnamento alla parola, per enfatizzare, sottolineare; possono essere simbolici, rimpiazzano la parola, regolatori, per regolare turni di parola, manifestare attenzione o distacco; emotivi, manifestare ansia, gioia.
Quando comunicate, guardate l’interlocutore, muovetevi nello spazio, muovete le mani, usatele per accompagnare passaggi importanti di ciò che state comunicando.
Nella comunicazione efficace la gestualità ha un ruolo importante, può rappresentare: un rinforzo, un’involontaria smentita, una fonte di feedback.
La comunicazione efficace è una comunicazione nella quale tutti e tre i livelli sono coinvolti e sono coerenti tra loro.

E se inviamo messaggi incongruenti?

A volte verbale e non verbale inviano segnali antagonisti. Ciò può essere del tutto fisiologico e innocuo: pensiamo ai convenevoli, ma a volte può sfociare in vere patologie relazionali.
Teniamo presente che il canale non verbale non permette di mentire: il controllo che abbiamo su di esso è modesto (a parte per attori, o politici, o chi ha fatto un lavoro per la consapevolezza e il controllo del proprio linguaggio del corpo).
Un esempio: se abbiamo preso l’aperitivo con alcuni amici, che ci dicono di fermarci a cena porgendoci il cappotto e dirigendosi con noi verso la porta: decliniamo l’invito!

Comunicazione efficace: i segreti

–      Silenzio-risorsa: sono funzionali e utili per la comunicazione e la relazione. Possono avere una funzione riflessiva, cioè si sta in silenzio perché si raccolgono idee, si elaborano dati, si riflette; possono avere una funzione difensiva, cioè si tace per non aggravare problema di relazione e riprendere la discussione in un momento più favorevole.
–      Silenzio-arma: non sono funzionali alla relazione: hanno per bersaglio figure percepite come avversarie, e si utilizza il silenzio nei loro confronti per indurre nell’altro sensi di colpa o per marcare l‘inferiorità dell’altro.
–      Congruenza: una comunicazione è efficace se i tre livelli (verbale, paraverbale, non verbale) sono congruenti, una comunicazione efficace serve per entrare in contatto con l’altro, dare e ottenere fiducia, affermare, tranquillizzare, coinvolgere, affascinare, ottenere consenso…
–      Giusto atteggiamento fatto di:
o   Empatia
o   Ascolto
o   Flessibilità
o   Feedback
o   spontaneità (la comunicazione efficace non è una strategia studiata a tavolino, uguale per tutti, dipende dalla nostra storia e dalle nostre esperienze in situazioni interattive, dipende dal soggetto, dall’altro, dal contesto).
–      Ascolto attivo: si deve avere un atteggiamento di ascolto attivo: accogliere e incoraggiare l’altro rispetto al messaggio che mi invia, restituire all’altro ciò che mi arriva (“da ciò che mi dici mi sembra di capire che…”), rinunciare ad atteggiamenti sabotatori della comunicazione e della relazione (giudicare, criticare, minimizzare, fornire soluzioni frettolose…).
–      Utilizzare frasi del tipo: “dal mio punto di vista penso che… se ho capito bene…”, per inviare il messaggio implicito che la percezione personale dei fenomeni è sempre soggettiva (non si ha la pretesa che sia vera e universale).
–      Aiutare l’altro a esprimersi e non farlo al suo posto, è errato e pericoloso fare inferenze sulle intenzioni altrui,
–      Rispettare: se nello scambio interattivo ci sono emozioni negative (rabbia, collera…), concedersi una pausa e riprendere quando si è calmi.
Quindi spesso ciò che sarebbe auspicabile fare è metacomunicare (cioè comunicare sugli aspetti della comunicazione stessa) per chiarire malintesi o chiedere precisazioni, esplicitare intenzioni, esprimere sentimenti (ad esempio: invece di fare ipotesi su “cosa avrà voluto dire…”, semplicemente chiederlo!), ciò affinchè la comunicazione sia arricchente e costruttiva, funzionale al benessere psicologico degli individui.

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Autore: Sante Perazzolo

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