la stretta di mano: comunicazione non verbale

La stretta di mano, che ci scambiamo quando conosciamo o incontriamo qualcuno, è un gesto talmente abitudinale che non ci rendiamo conto che il modo in cui lo facciamo parla di noi.

La sua destinazione è quella di facilitare l’approccio con un altro individuo, basti pensare alle nostre esperienze: stringiamo la mano per rompere il ghiaccio con un estraneo, per salutare qualcuno all’inizio o alla fine di un incontro, per congratularci con qualcuno o per cercare una rappacificazione. Dare la mano è uno dei modi più comuni ed universali di entrare in contatto con un’altra persona; grazie a questo gesto è possibile avere qualche indicazione circa il ruolo che il nostro interlocutore vuole assumere nel processo comunicativo.

Ogni persona stringe la mano almeno 15.000 volte nell’arco della sua vita e si trova davanti a diverse tipologie di strette, vediamo alcuni insieme:

Rotazione del POLSO: Chi torce il polso dell’altro o chi mette una mano sulla spalla dell’interlocutore nel dargli la mano, esprime il desiderio di dominare.

Stretta di mano FRAGILE: Tutte le strette di mano fragili, poco consistenti e deboli, queste delineano uno stato interiore di disagio.  Se si accetta una stretta di mano mal data, si comunica anche l’adattamento al disagio interiore dell’altra parte.

Stretta di mano a PINZA: Succede quando la mano viene stretta in maniera velocissima e non si prende tutta la mano, ma solo le dita. Generalmente abbiamo di fronte una persona ansiosa.

Stretta di mano CLERICALE: La persona che invece offre la mano molle o solo la punta delle dita non gradisce il contatto con gli altri e si tratta di un individuo altezzoso o schivo, quasi sempre falso e opportunista.

Stretta di mano DOPPIA: Ovvero la persona offre la propria mano e con l’altra mano copre il dorso della nostra mano, ovvero la nostra mano si trova racchiusa tra le sue. Questo è un segno di persona sincera, onesta e premurosa. E’ un classico segnale di accoglienza.

Da un recente studio degli psicologi Greg Stewart, Susan Dustin, Murray Barrick e Todd Darnold risulta che nei colloqui di selezione si da poco importanza alla stretta di mano. Nella ricerca da loro condotta si sono coinvolti 98 studenti, i quali sono stati istruiti a simulare un colloquio di lavoro; da essa è emerso che gli intervistatori si erano fatti un’idea del candidato nei primi due o tre minuti di colloquio, indipendentemente dalla durata complessiva dell’incontro, constatando che la prima impressione parte con l’effetto della stretta di mano che da l’impronta a tutto il proseguo dell’intervista.

Vorrei darvi dei consigli pratici per migliorare la vostra stretta di mano:

Tieni il contatto visivo durante tutto il gesto;

Adeguati alla pressione: Se il nostro interlocutore ha una bella stretta, adeguiamoci ad essa. Ovviamente non deve essere una gara a chi stringe più forte. La stretta di mano si deve sentire, ma non deve fare male;

Assicurati di non avere le mani sporche o sudate;

Non stringere con le dita anche il polso;

I pollici: Il segreto sono i pollici. Si devono intersecare, quasi abbracciare. E’ una sensazione piacevole e rilassante. Quindi tieni su il pollice e abbracciamo con garbo quello del nostro interlocutore al momento della stretta di mano;

Piena ma non invadente: Attenzione alla distanza sociale. Rispetta la distanza di circa 60 cm dal tuo interlocutore, per non invadere il suo spazio sociale (se indietreggia è un chiaro segnale che abbiamo già sbagliato).

La stretta di mano, quindi, non è da sottovalutare, ha potere in qualsiasi circostanza, può influenzare molto la prima impressione quanto l’andamento di tutta la conversazione.

Da oggi iniziate a valutare le strette di mano di qualsiasi persona vi capiti davanti, come esercizio vi consiglio di iniziare con l’analizzare i vostri conoscenti e confrontarvi.

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Autore: Sante Perazzolo

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